Sono stati ben 5 i sake premiati nella categoria Special Mention durante la 5Star Competition tenutasi al Vinitaly 2018 e che ha visto protagonisti come giudici il nostro sake sommelier Lorenzo Ferraboschi di Sake Company, Marco Massarotto di La Via del Sake e Dan Lerner, noto selezionatore di vini. 

Abbiamo intervistato per voi Shirakashi san della cantina Kenbishi dalla prefettura di Hyogo, vincitore del prestigioso riconoscimento con il sake Kenbishi Kuromatsu.

 Come ti chiami?

Mi chiamo Masataka Shirakashi di Kenbishi Shuzo, una cantina situata nella prefettura di Hyogo, fra le pendici del monte Roku e l’oceano.

Raccontaci qualcosa della tua sakagura…

Kenbishi Shuzo è stata fondata nel 1505, ed è la cantina ancora attiva oggi più antica del Giappone.

Il nostro motto è “non cambiare il sapore del sake di Kenbishi” ma tramandare il gusto tradizionale ai consumatori di oggi.  Oggi al Vinitaly indosso una armatura tradizionale da Samurai perchè proprio i Samurai dell’epoca Edo amavano e bevevano il nostro sake.

 

Che sake hai portato a Vinitaly?

 Ho portato 3 tipi di sake, esempi eccellenti del nostro stile che è focalizzato sull’invecchiamento. Il primo è il Kuromatsu, un sake la cui ricetta non è cambiata dal periodo Edo fino ad oggi, il più tradizionale.

Il secondo è il Mizuho, ed è un sake composto da blend di sake invecchiati tra 2 ed 8 anni, con buona intesità e corpo.

Il terzo è il Zuisho, un sake che viene invecchiato dai 5 ai 15 anni, ancora più intenso e profondo del Mizuho.

 

Parlaci un po’ del design della vostra etichetta.

 Il design è stato sempre uguale dal 1505 ad oggi. Il logo rappresenta un uomo e una donna, come Yin e Yang, opposti che come riso e acqua nel sake sono causa della nascita di nuovi individui e della prosperità dell’umanità.

 

Cosa pensi di futuro del sake sulle tavole italiane?

 Penso che tra cucina italiana e giapponese ci sia qualcosa di comune. Per esempio l'uso di materia prima di qualità per fare un piatto è alla base di entrambe le nostre tradizioni gastronomiche.  Sono certo che nel tempo si scopriranno sempre più abbinamenti fra sake e la cucina italiana.

 

Ti piace il cibo italiano?

 Mi piace tanto e gli italiani sono bravi a trattare gli ingredienti di qualità, con la loro tecnica esaltano l'umami in ogni cibo.  

 

Come trovi il vino Italiano?

 Mi piace molto! 

 

Come si trova con Sakecompany?

 Lavoriamo molto bene con Sakecompany, è una delle migliori aziende in Europa per quanto riguarda la conoscenza del prodotto e della produzione del sake. Sono capaci di spiegare bene, e non hanno un approccio solo didattico ma anche interattivo.  Collaborando con  Sake Company speriamo di continuare ad allargare la platea degli appassionati del mondo del Sake.

 

Un saluto e un augurio agli ospiti del Vinitaly 2018

E' la prima volta che vengo e partecipo come espositore al Vinitaly. La cosa che mi ha colpito di più è la gente. Se qualcosa non è chiaro i visitatori fanno un sacco di domande, sono molto studiosi.

Nel tempo ci conosceremo meglio e scopriremo insieme nuovi orizzonti!

Kanpai !

 Il sakè viene oggi prodotto in ognuna delle 47 prefetture giapponesi, ma solo Yamagata è stata l’unica prefettura a ricevere la sua G.I “ geographical indication “ , una denominazione simile alla nostra Indicazione Geografica Tipica che certifica l’origine e la qualità del prodotto. Cosa ha fatto sì che il sakè prodotto a Yamagata sia stato equiparato livello legislativo a prodotti regionali iconici come lo Champagne e il Darjeeling ?

Il segreto è da ricercarsi nel duro e silenzioso lavoro di pochi appassionati, che oltre 30 anni fa iniziarono a credere che il sakè prodotto a Yamagata fosse un prodotto unico che necessitava investimento, passione e ricerca.  Nel 1987, in seguito alla fondazione della Yamagata Sake Brewers Association, associazione che racchiudeva i migliori produttori della prefettura, venne creata la Yamagata Brewing Research society, una associazione con ramificazioni in diversi campi dell’industria del sake, dedicata all’avanzamento e al miglioramento delle tecnologie di produzione del sakè, sotto l’egida dello Yamagata Research Institute of Technology.

Questo avvenimento coincise con il lancio del “ Team Yamagata “, una partnership pubblico-privata dedicata al rilancio dell’industria locale del sakè tramite il miglioramento delle risorse umane e tecnologiche a disposizione nella regione. 

 

Koseki Toshihiko, un esperto tecnologo di sakè del Yamagata Research Institute of Technology, giocò un ruolo fondamentale nella costruzione di questa partnership. In qualità di capo del centro di ricerca per il sakè dell’istituto, fu suo compito definire il regolamento per l’analisi sensoriale e le degustazioni che mensilmente avvenivano alla Yamagata Brewing Research Society.

 

Ai partecipanti veniva richiesto di commentare ogni campione assaggiato, e di focalizzarsi sui limiti di ogni sakè, offrendo ad ogni produttore solo critiche costruttive. “ Lo scopo era di incoraggiare i produttori ad essere aperti ed onesti fra loro, condividendo le proprie tecniche ed opinioni “ spiega il sig. Koseki. In aggiunta agli incontri mensili, un workshop annuale della durata di due giorni aiutò a cementare questi legami vitali fra produttori e il conseguente scambio di conoscenza. Questo intelligente sistema di cooperazione è alla base dell'ascesa di una regione che si trova oggi ad essere la prima per qualità di Sakè , come testimoniano le numerose vittorie a competition e il riconoscimento internazionale tramite l’International Wine Challenge.

 

Grazie alla Sake Sommelier Association il prossimo Ottobre  tutti i nostri Sake Sommelier avranno modo di incontrare Koseki sensei, il fautore del miracolo di "Yamagata"!

 

Clicca qui e scopri come assicurarti un posto alla più importante masterclass sul sakè mai tenuta in Italia !

 

Kanpai !

 

Sapevate che il vero significato del sake è “bevanda alcolica” e non, come erroneamente pensano alcuni, fermentato di riso? Per indicare la nostra amata bevanda a base di acqua, lievito, riso e koji i giapponesi hanno una parola specifica che è “ Nihonshu “. Noi di Sake Company, fedeli alla mission contenuta del nome stesso della nostra compagnia, abbiamo deciso di far finalmente conoscere al mercato italiano il significato reale del termine sake, selezionando per voi non solo nihonshu ma anche gin e distillati figli della materia prima e della vera tradizione giapponese.

 

E’ per questo che siamo lieti di annunciare che in occasione del lancio ufficiale sul mercato italiano del raro gin giapponese “ Kozue “, importato in esclusiva da Sake Company in collaborazione con il produttore “Nakano”, siamo lieti di invitarvi per un aperitivo durante il quale avrete modo di assaggiare questo pregiato distillato.

 

L’evento, che si terrà a Milano Martedì 29 Maggio sui Navigli presso il Bar Gino12, e che verrà replicato a Roma Giovedì 31 Maggio presso il locale Portofluviale, vedrà la straordinaria partecipazione del distillatore giapponese “Nakano“ che sarà presente per svelarci i segreti della distillazione e miscelazione nipponica.

 

Il Gin Kozue, autentico craft spirit giapponese, costituisce l’espressione di diverse botaniche provenienti dalla prefettura di Wakayama, dove viene distillato utilizzando diverse botaniche fra le quali ci sono buccia di mandarino, limone e sansho. Ma l’essenza che conferisce una aromaticità unica a questo prezioso distillato è l’aggiunta di Koyamaki, ingrediente speciale costituito da aghi di vero pino giapponese. Questo gin offre al naso profumi di resina di pino e pepe fresco,  con una bocca bilanciata ricca di spezie, dal buon finale agrumato. Gli eventi di Milano e Roma non sono i soli momenti che vedranno protagonisti il nostro gin Kozue ! 

 

Venerdi 1 Giugno al Romeo Hotel di Napoli, Hidetsugu Ueno, premiato bartender del bar High Five di Tokyo, terrà una masterclass sulla storia del bartending Giapponese, miscelazione e scultura del ghiaccio, che vedrà fra i protagonisti i prodotti da miscelazione di Sake Company. Non perdere questa occasione di incontrare uno dei barman che hanno fatto la storia della Japanese Mixology e al contempo vieni a provare uno dei gin più rari del mondo, ora disponibile sul mercato italiano tramite Sake Company.

 

Clicca qui e assicurati un posto alla Masterclass con Hidetsugu Ueno !

 

 

 

SAKECOMPANY e SAKE SOMMELIER ASSOCIATION LIVE da Spirits Milano 
 

Questa Domenica 13 e Lunedì 14 Maggio a Milano si svolge l’evento Spirits organizzato dal team di Bartender.it !

Gli stage dell’evento ospiterano una serie di incontri guidati dai massimi esperti del mondo beverage worldwide - che raccontano culture, storie e tradizioni di territori e prodotti – oltre che da noti bartender di fama internazionale che presenteranno i distillati attraverso la conoscenza diretta del prodotto e, in alcuni casi, la lente della miscelazione.

La Sake Sommelier Association è presente nella figura di Lorenzo Ferraboschi e proporrà una degustazione di quattro sake, andando ad affrontare argomenti quali la produzione, le tipologie di prodotto, le temperature di servizio e gli opportuni abbinamenti gastronomici.

 

Clicca qui e scopri di più su questo  incredibile evento !

 

LONDON SAKE CHALLENGE    

 

Il 20 Maggio a Londra si terrà la London Sake Challenge, una delle competizioni di sake più antiche e prestigiose d’Europa, organizzata dalla Sake Sommelier Association.

Con una storia quasi decennale, questa competizione vede come giudici solo Sake Sommelier Certificati che valuteranno alcuni fra i sake e le sakagura più prestigiose del mondo. Collezionisti di sake, appassionati, distributori, giornalisti e neofiti sono invitati a riunirsi una volta all’anno a Londra per degustare e infine premiare le migliori espressioni del nihonshu presenti sul mercato.

 Con una forte presenza di giornalisti specializzati di calibro internazionale, la London Sake Challenge è una fantastica opportunità per coloro che desiderano scoprire come il sake stia rivoluzionando l’offerta beverage in Europa e nel mondo.

 

Clicca su questo link e segui l’evento live!

 

 A MAGGIO IL CORSO DI SAKE SOMMELIER ASSOCIATION - ROMA 

 

Il 21, 22 e 23 Maggio a Roma presso il Ristorante Settembrini ritorna il Corso di Sake Sommelier SSA!

Il corso è suddiviso in tre giornate intensive e durante il pomeriggio dell’ultimo giorno si svolgerà l’esame finale per il conseguimento della certificazione. Grazie agli insegnamenti del corso, si acquisiranno conoscenze sulle strategie di presentazione, degustazione e vendita del sake.

Saranno distribuiti tutti i materiali necessari ed un elegante notebook, dotato di glossario, schemi e suggerimenti fondamentali.

Clicca qui per iscriverti!

  

Questo mese non perdere l’occasione di scoprire anche tu i segreti del nihonshu. Vieni a trovarci a Milano, Roma e Londra e lasciati contagiare dalla passione per il vero Sake! Al prossimo mese e kanpai!

Sono stati ben 5 i sake premiati nella categoria Special Mention durante la 5Star Competition tenutasi al Vinitaly 2018 e che ha visto protagonisti come giudici il nostro sake sommelier Lorenzo Ferraboschi di Sake Company, Marco Massarotto di La Via del Sake e Dan Lerner, noto selezionatore di vini. 

Abbiamo intervistato per voi Katsuhiko Miyasaka della cantina Masumi dalla prefettura di Nagano, vincitore del prestigioso riconoscimento con il sake Masumi Nanago.

Come ti chiami?

Buongiorno a tutti gli appassionati italiani di sake, mi chiamo Katsuhiko Miyasaka e vengo da Nagano, una prefettura collocata fra le foreste e i laghi delle montagne centrali del Giappone.  

 

Raccontaci qualcosa della vostra sakagura…

 La sakagura si chiama Miyasaka Shuzo, si trova sulle rive del lago Suwa, e produciamo il nostro sake Masumi da più di 300 anni, per la precisione dal 1662. E’ anche il luogo dove nel 1946 è stato scoperto il lievito n°7, grazie al quale oggi vengono prodotti la maggior parte dei sake con caratteristiche fruttate tipiche dello stile Ginjo.

 

Che sake hai portato per gli ospiti del Vinitaly?

Abbiamo portato 2 sake secchi e 2 aromatici. Fra le bottiglie che abbiamo portato spicca lo Yawaraka Type-1, della tipologia Junmai Ginjo, un sake molto particolare dal gusto delicato e fruttato, con una gradazione alcolica di 12 Vol., molto simile a quella del vino bianco italiano.

 

Cosa pensi di futuro del sake sulle tavole italiane?

Negli ultimi 20 anni il mondo del sake si è radicalmente trasformato. Secondo me il motivo è da ricercare nei cambiamenti che hanno caratterizzato la società giapponese. Fino a pochi anni fa noi giapponesi mangiavamo solo la cucina tradizionale, invece oggi abbiamo la possibilità di mangiare olive, formaggi e cibi tipici della cucina mediterranea e continentale.

Il nostro palato si sta abituando a nuovi gusti e inconsapevolmente credo che le sakagura stiano adattando il loro modo di produrre sake a questi nuovi sapori.

Ecco perché credo che il sake non vada abbinato solo con la cucina giapponese ma anche con la cucina italiana!

 

Come pensi del cibo italiano?

Penso che la vostra cultura alimentare e la nostra siano molto vicine poichè entrambe si fondano sulla qualità delle materie prime locali. Se si è vicino al mare in Giappone e in Italia si utilizza il pescato del luogo, se in una città di pianura o collina si produrrà una carne eccellente o verdure particolari.  In tutto questo la cucina italiana è simile alla cucina giapponese. In Italia mangiate anche il risotto, quindi sicuramente il sake vi piacerà.

 

Come trovi il vino italiano?

Amo molto i vini italiani. Al Vinitaly si possono assaggiare dei vini che non si possono trovare in Giappone. Non vedo l’ora di degustarli! 

 

 

Un saluto e un augurio agli ospiti del Vinitaly 2018

E’ la prima volta che partecipo al Vinitaly e non vedo l’ora di ascoltare le opinioni da chi assaggia per la prima volta il sake sia dei tanti appassionati che già conoscono il nostro mondo.

Un caloroso saluto a tutti i visitatori del Vinitaly e agli amanti del sake!

Sono stati ben 5 i sake premiati nella categoria Special Mention durante la 5Star Competition tenutasi al Vinitaly 2018 e che ha visto protagonisti come giudici il nostro sake sommelier Lorenzo Ferraboschi di Sake Company, Marco Massarotto di La Via del Sake e Dan Lerner, noto selezionatore di vini. 

I sake premiati sono stati Kenbishi Kuromatsu, Dewazakura Tsuyahime, Shirayuki Edo Genshu, Kodakara Yuzu, Masumi Nanago e Sogen Sword of Samurai

Abbiamo intervistato per voi Hoshitaro Asada della cantina Sogen dalla prefettura di Ishikawa, vincitore del prestigioso riconoscimento con il sake Sword of Samurai. 

Come ti chiami?

Hoshitaro Asada, e vengo dalla prefettura di Ishikawa, una penisola sul mare situata nell’ovest del Giappone.

 

Raccontaci qualcosa della vostra sakagura . . 

La nostra sakagura si trova nel villaggio di Suzu, sulla punta estrema della penisola di Noto, prefettura di Ishikawa. Nella nostra città non arrivano i treni, non ci sono molti cinema o ristoranti, siamo figli della natura e dell’aspro mare che ci circonda. All’inizio il nostro sake veniva prodotto per i pescatori locali, che sfibrati dai lunghi ed estenuanti viaggi in mare, una volta a terra cercavano conforto nel nihoshu. Ecco perché da sempre noi di Sogen produciamo un sake corposo, dal gusto deciso, perfetto se abbinato ai piatti della nostra tradizione, prevalentemente a base di pesce.

Che sake avete selezionato per la competizione 5star organizzata dal Vinitaly?

Il sake che abbiamo portato al Vinitaly è il nostro “ Sword of Samurai “. Per produrlo viene utilizzato solo riso selezionato localmente, la varietà Ishikawamon, e l’acqua purissima che sgorga dalle fonti della montagna Kurominesankei. Questi ingredienti, unici e non reperibili altrove, danno vita ad un sake speciale, di tipologia Junmai.

Siete orgogliosi di aver vinto la 5star competion organizzata per il Vinitaly 2018?

Sono molto contento per questo premio e sono convinto che grazie ad esso il sake di Ishikawa verrà conosciuto sempre di più. Sono curioso di sperimentare abbinamenti innovativi fra piatti italiani e sake giapponesi.

 

Un saluto e un augurio agli ospiti del Vinitaly 2018

Mi auguro che tutti gli ospiti che ci hanno visitato al Vinitaly e in generale tutti gli appassionati del mondo del beverage abbiano la possibilità di conoscere meglio il mondo del sake, dello shochu, dell’umeshu. Vorrei venissero tutti al nostro stand per assaggiare prodotti diversi e scoprire un nuovo orizzonte.

Questa è solo la prima di una serie di interviste che verranno pubblicate nelle prossime sake news.

Arrivederci al prossimo mese e kanpai! 

 

“Sono uscito di casa in lacrime quando ho lasciato mia moglie e mio figlio . . . “

( canzone dei kurabito )

 

Questa è solo una delle strofe più struggenti riportate in una delle antiche canzoni cantate dai kurabito in procinto di lasciare la propria famiglia per andare a produrre sake durante tutta la stagione invernale.

Nel corso dei secoli in Giappone sono stati sviluppati strumenti, metodologie e accorgimenti sempre più ingegnosi per poter portare a termine con successo la produzione di sake.

Fra queste tecniche, vi sono alcune materiali, come la fermentazione alcolica ottenuta tramite l’aggiunta di lievito e koji, e alcune non materiali. In questo patrimonio di conoscenze e tecniche intangibili, tramandate per secoli di toji in toji, spicca la musica.

 

Nello specifico, le sake-tzukuri uta, conosciute anche come le canzoni della produzione di sake. Come potete facilmente intuire queste melodie erano intonate dai lavoratori durante il processo di fermentazione, ma quale era il loro scopo? Chi scrisse queste canzoni? Ogni sakagura aveva le sue canzoni, e ogni toji nel tempo ha avuto modo di dare il suo contributo; ogni lavoro compiuto dai lavoratori della sakagura aveva una canzone ad esso dedicata, e si racconta che i kurabito cantassero costantemente durante la lunga stagione invernale.



Ma perchè cantavano? Per diverse ragioni probabilmente, ma la più importante e fondamentale era per produrre un sake più buono. Immaginatevi il mondo del Giappone medievale, caratterizzato sì da una cultura ricca e raffinata, ma anche dall’assenza di un elemento tecnologico fondamentale : l’orologio.  Al giorno d’oggi un toji può chiedere di eseguire alcuni passaggi produttivi per un periodo di tempo determinato, magari per uno o due minuti, ma come poteva chiedere ad un kurabito di ripetere la stessa azione una, diecimila o un milione di volte? Con quale velocità andava eseguita questa azione? E in caso avessero sbagliato a contare, come potevano misurare il tempo trascorso?

Per rimediare a queste imprecisioni, i toji definirono un sistema dove gli operai, una volta imparate delle canzoni base ( “ la canzone del moroni “ ), dovevano ripetere le operazioni di cantina per “ sei volte la durata della canzone dello shubo “. Imprecisioni ed errori a parte, questo sistema ebbe la fortuna di dare alla produzione di sake nazionale un elemento imprescindibile: una precisa replicabilità. Ogni fase della produzione andava incontro ai medesimi tempi di lavorazione, fornendo al toji un elemento in meno di incertezza nella produzione. Il tempo era sicuramente un fattore importante per le canzoni del sake, un altro il ritmo di esecuzione. Avere diverse centinaia di uomini impegnati nel medesimo istante a girare girare lunghi bastoni di legno in grandi vasche piene di moromi in fermentazione era una azione complessa, dove la concentrazione e la coordinazione che la musica poteva fornire erano fondamentali.

 

Non dobbiamo dimenticare che il ruolo forse più importante della musica era quello di rincuorare gli uomini durante le lunghe ed estenuanti ore di lavoro, renderli più attenti all’ambiente che li circondava, ed evitare che si ferissero per spossatezza e disattenzione.

 

E’ per questo motivo che abbiamo voluto raccontarvi della musica del sake, una storia di cui potrete rivivere un piccolo frammento cliccando qui e ascoltando con attenzione.

Questo è uno dei tanti argomenti che potrete approfondire durante i corsi della Sake Sommelier Association (SSA) di Roma  il prossimo 21,22 e 23 Maggio  - qui il link per iscriversi.  

 A presto e Kanpai!

 

Girando per bar e ristoranti alla ricerca di nihonshu, vi sarà capitato di intravedere, di solito riposta in frigorifero, una bottiglia dal contenuto giallo dorato, simile al nostro limoncello. Questa preziosa bevanda è lo yuzushu, una miscela di alcol e succo di Yuzu, ed oggi vi sveleremo i suoi segreti. 

Lo Yuzu, propriamente detto citrus junus, è un arbusto, famoso in tutto l’Oriente per la produzione del frutto che porta lo stesso nome, nato dall’ incrocio fra il mandarino selvatico cinese e il limone di Ichang.

La sua crescita è lenta ed occorrono ben 4 anni prima che la pianta produca frutto, che viene raccolto con estrema attenzione a causa delle spine presenti sui rami.  È una pianta molto robusta che può sopravvivere a temperature fredde fino a -10° C e che apprezza il calore della primavera, quando i piccoli fiori bianchi leggermente profumati iniziano a spuntare, precursori dello yuzu vero e proprio.

 

Questo frutto, dalla pelle ruvida e profumata, è molto rinomato per il suo uso da mixologist e sommelier di tutto il mondo grazie all’aromaticità delicata, con un gusto ricco e fragrante che ricorda un incrocio unico fra lime, pompelmo e mandarino con una acidità ben marcata e rinfrescante.

Nel mese di Marzo avremo il piacere di ospitare a Milano Togami san della sakagura Tatenokawa, produttore del famoso yuzushu Kodakara. Nella prossima sake news vi riveleremo i segreti della produzione dello yuzushu e come utilizzare questa bevanda al meglio nella preparazione di cocktail unici. 

 

Dopo il grande successo riscontrato al Vinitaly l’anno scorso, il sake sarà nuovamente protagonista dell’edizione 2018 che si terrà a Verona dal 15 al 18 Aprile.

Con la straordinaria presenza dei più alti rappresentanti della prefettura di Yamagata, all’interno del padiglione dei vini internazionali, potrete trovare ben 12 sakagura ( cantina di sake ) con i rispettivi toji e presidenti  a rappresentare il meglio del panorama attuale del vero sake giapponese.

Con il patrocinio della Sake Sommelier Association vi guideremo in un percorso alla scoperta del nihonshu aiutati dal team di sake sommelier di SAKECOMPANY.

 

( Katsuhiko Miyasaka, membro della famiglia Masumi ) 

In occasione del Vinitaly 2018 presenteremo il nostro nuovo catalogo, ampliato e arricchito con una selezione di produttori fra i quali spicca Masumi sakagura, storica cantina della prefettura di Nagano, nata sulle rive del lago vulcanico di Suwa.  Il nome “ Masumi “ deriva dallo “ specchio Masumi “, il tesoro più prezioso di Suwa-Taisha, antico tempio shintoista fra le montagne di Nagano ken ricco di fonti di acqua purissima. Produttori di sake dal 1662, è con Masaru Miyasaka, il bisnonno dell’attuale proprietario, che la famiglia Miyasaka raffina l’arte della fermentazione. Il figlio Kazuhiro amplierà la sakagura e nel 1943 prende la medaglia d’oro del National Research Institute of Japan. Il 1946 presso la sakagura Masumi viene scoperto il Kyokai Kobo No. 7. La particolarità del lievito No. 7 è che conferisce un aroma elegante e delicato al sake, e viene utilizzato nella produzione della tipologia Ginjo e Futsushu.

Vi aspettiamo al Vinitaly 2018 – padiglione International_Hall D / stand A2

per condividere con voi il gusto incredibile del vero sake giapponese! 

 

Durante l’ultimo corso di Sake Sommelier Certificato organizzato a Milano in Marzo è venuta a trovarci dalla prefettura di Ibaraki Nobuko san, toji della sakagura Inaba Shuzo. Questa straordinaria produttrice, una delle pochissime donne toji del Giappone, è un autentico esempio di come si possa produrre il sake con precisione e rispetto assoluto della tradizione, pur avendo una prospettiva gastronomica nuova, rivolta al consumatore moderno.

La sua cantina, fondata nel 1867 sulle pendici del monte Tsukuba, deve il suo successo al recupero di tecniche tradizionali di produzione del sake e all’utilizzo di acqua purissima del fiume Minanogawa. Il lavaggio del riso, la lavorazione e il processo di fermentazione vengono eseguiti interamente a mano, senza l’ausilio di strumenti di misurazione o macchinari moderni.

In particolare la pressatura viene eseguita manualmente con la tecnica del “fukurou tsuri “, che prevede di appendere un sacco di tela pieno di moromi (mosto di sake) e lasciar colare il contenuto nella bottiglia grazie alla gravità. Questa tecnica di estrazione naturale preserva la fragranza degli aromi ed è una delle caratteristiche che distinguono lo stile della toji Inaba san.

Stile che ritroviamo nel prodotto punta della cantina Inaba Shuzo, lo Stella Muroka Junmai Daiginjo, un sake delicato ricco di aromi con spiccate note erbacee, rarissime anche nel mondo dei sake da competizione. Questa cantina è solo uno dei tanti esempi di produttori eccellenti che potrete trovare ai corsi della Sake Sommelier Association, vi aspettiamo e kanpai ! 

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